domenica 17 marzo 2013

Stanza 911 Metropole: 10 anni dopo la crisi SARS


SARS: Memories of global health crisis still fresh in the minds of the players

Era il 15 marzo 2003,  esattamente 10 anni fa, il giorno in cui il WHO dichiarò che una nuova malattia, chiamata con un acronimo SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave), era una minaccia per il mondo intero.

Tutto era iniziato verso la fine del 2002 con un'epidemia di polmonite atipica nella provincia cinese del Guangdong. Da settimane su internet si rincorrevano voci allarmate che qualcosa di preoccupante stava accadendo in questa ricchissima provincia del sud est della Cina. Nei ristoranti si serviva ogni genere di animali selvatici; zibetti e altre prelibatezze erano ricercati dai buongustai della selvaggina esotica... ma allora non si sapeva ancora che gli zibetti erano portatori di un virus che si era originato nei pipistrelli.

A inizio febbraio 2003, il WHO ricevette una mail anonima su una misteriosa infezione che nel Guangdong aveva già fatto un centinaio di vittime. Le autorità cinesi ammisero che era in corso un focolaio di polmonite atipica di cui non sapevano spiegare l'origine ma non c'era da preoccuparsi perché l'epidemia si stava progressivamente esaurendo. Non era vero, e nella terza settimana di febbraio...

Perché stiamo raccontando questa storia su questo blog? Perché è una storia fatta di storie diverse, che formano tutte assieme una storia più grande e sono concatenate l'una con l'altra come le mille notti arabe di Sheherazade.

Una di queste storie inizia il 21 febbraio 2003. Liu Jianlun è nefrologo alla Zhongshan University di Guangzhou, capitale del Guangdong. Il 21 febbraio è in viaggio diretto a Hong Kong, invitato a un matrimonio. Arriva nella metropoli a 45 minuti di aereo da Guangzhou e si dirige al Metropole Hotel, che oggi si chiama Metropark Hotel Kowloon. Fa il check-in, gli danno la chiave 911, nono piano. Prende l'ascensore. Quanti salgono con lui? Esce quasi subito: ha un appuntamento con suo cognato. Forse in corridoio, forse in ascensore, incrocia un giovane sui trent'anni che è andato a trovare un amico: anche lui al nono piano del Metropole.

Il giorno dopo Liu Jianlun si sente molto male, tanto male da non essere in grado di andare al matrimonio a cui è stato invitato. E' un medico intuisce la gravità dei sintomi e si precipita al Kwong Wah Hospital dove chiede una mascherina con cui coprirsi la bocca. Racconta al personale medico di avere curato alcuni malati a Guangzhou, una malattia che da novembre ha fatto molte vittime. Chiede di essere messo in quarantena in una stanza sigillata e depressurizzata per evitare la circolazione del virus. Viene ricoverato in unità di terapia intensiva. Muore il 4 marzo.

Al nono piano del Metropole aveva una stanza anche Johnny Chen, un businessman cino-americano. Sarà salito in ascensore con Liu Jianlun? Il 24 febbraio ha un volo per Hanoi. Due giorni dopo il suo arrivo in Vietnam si sente male e viene ricoverato al French Hospital.
Il 25 febbraio anche il cognato di Liu Jianlun si sente male e va al Kwong Wah Hospital ma viene dimesso subito; non lo collegano a Liu Jianlun, non sospettano che è in corso un'epidemia.

Una settimana dopo il ricovero al French Hospital, Johnny Chen, in condizioni stabili ma critiche, viene trasferito al Princess Margaret Hospital di Hong Kong, dove muore il 13 marzo. Il contagio ormai corre lungo le principali rotte aree. Gli ospiti del Metropole che sono entrati accidentalmente in contatto con Liu Jianlun viaggiano, si spostano.

Il 23 febbraio Sui-chu Kwan, 78 anni, e suo marito hanno il volo di ritorno Hong Kong - Toronto. Sono arrivati dal Canada per fare visita a uno dei loro figli e hanno preso una stanza al Metropole con un buono offerto dalla compagnia aerea con cui volano. Il 23 dunque fanno il check out e vanno in aeroporto. Stanno apparentemente bene, Sui-chu Kwan non immagina che sta portando nei suoi polmoni il virus della SARS.

Il primo marzo in un ospedale di Singapore viene ricoverata una giovane donna con problemi respiratori. Anche lei è stata al Metropole Hotel nei giorni tra il 21 e il 25 febbraio. E sempre il primo marzo il cognato di Liu Jianlun viene ricoverato al Kwong Wah Hospital.  Per ironia della sorte, nessuno degli impiegati del Metropole Hotel è rimasto contagiato.

Nel frattempo 7 operatori ospedalieri che hanno curato Chen al French Hospital di Hanoi  hanno sviluppato i suoi stessi sintomi. Nessuno capisce di cosa si tratta; tra i medici che si sono occupati di Chen c'è anche uno specialista italiano di malattie infettive che lavora per il WHO; è lui il primo a notare l'epidemia che si sviluppa tra il personale ospedaliero e sospetta che si tratti di influenza aviaria: comunica la cosa agli uffici del WHO di Manila. Ai primi di marzo i quartieri generali del WHO iniziano ad allarmarsi.

Al Metropole c'è anche un altro canadese di Vancouver. Al suo ritorno in Canada viene subito messo in isolamento. Ma siamo già verso la metà di marzo, quando il mondo sa della SARS. A Toronto, a inizio mese, invece, le cose sono andate ben diversamente.

Sui-chu Kwan muore a casa il 5 marzo, curata dalla sua famiglia. E' diabetica, nessuno sospetta che la causa del decesso possa essere dovuta a qualcosa di diverso. Due giorni dopo il figlio Chi Kwai Tse si sente male, non riesce a respirare e viene portato in ambulanza allo Scarborough Grace Hospital. I medici pensano ad una polmonite e lo mettono in una stanza insieme ad un 76-enne cardiopatico. Quella notte arriva al Grace Hospital anche Bruce Englund allarmato dalle chiamate dei colleghi del servizio medico. Bruce contrae la SARS quella notte. Tre giorni dopo Tse viene ricoverato in terapia intensiva con una diagnosi di sospetta tubercolosi. I medici che lo curano non usano protezioni di alcun genere.

Tse muore il 12 marzo, lo stesso giorno in cui il WHO lancia un allarme mondiale. Quattro giorni dopo il paziente che aveva diviso con Tse la stanza di ospedale ha febbre e difficoltà respiratorie. Morirà il 22 marzo.

Lo Scarborough Grace Hospital diventa l'epicentro canadese dell'epidemia. Personale medico e pazienti diventano gli anelli di una catena di trasmissione del contagio che verrà spezzata solo quattro mesi più tardi dopo la chiusura temporanea dell'intero ospedale e la messa in quarantena del personale medico e delle loro famiglie. In quei primi giorni di marzo a Toronto non si pensava che un nuovo virus che si stava diffondendo negli ospedali della città.

Oggi Bruce Englund, che ha 61 anni, è pensionato. Molti che hanno preso l'infezione sono guariti completamente, altri, come Bruce, continuano ad avere problemi cronici di salute.  Dieci anni dopo, i sei mesi dell'epidemia di SARS rimane impressa nei ricordi delle persone che hanno vissuto quella crisi entrata negli annali della storia della medicina. Una saga incredibile che non ha risparmiato vite, che ha decimato famiglie intere; che  fatto la carriera di alcuni e distrutto quella di altri, ma questa è un'altra storia ancora.



Read more:

SARS: Memories of global health crisis still fresh in the minds of the players

SARS legacy: outbreak reporting is expected and respected (richiede registrazione, gratuita, a The Lancet)

Severe acute respiratory syndrome (Wikipedia)

WHO: Update 95 - SARS: Chronology of a serial killer

lunedì 11 febbraio 2013

A bookshop in Ukraine

bookshop (from the archives)

L' Adamo ed Eva della letteratura anglosassone

Ricordate la storia delle sette figlie di Eva? la teoria di un professore di genetica di Oxford che mappando il DNA mitocondriale (quella parte del codice genetico che si trasmette inalterato da madre a figlio) di 6000 europei ha identificato 7 ceppi da far risalire appunto a 7 donne: le sette figlie di Eva che hanno popolato il continente europeo e da cui noi discendiamo.

Si può fare un qualcosa di analogo in letteratura? Non parliamo ovviamente di DNA, ma utilizzando le parole del filologo russo Aleksandr Veselovskij il compito degli studiosi di letteratura non è di valutare i contributi specifici di singoli scrittori, ma di individuare "le formule poetiche migratorie", osservando la loro comparsa in contesti diversi, e risalire alla loro origine:
The main concern of the literary historian is not
with assessing the unique contributions of
individual writers, but with spotting the
migratory poetic formulae; accounting for their
appearance in various ethnic milieus. . . and
tracing them through all vicissitudes back to
the starting point.
Aleksandr Veselovsky (Translation by Erlich 1981)

In altre parole, si può immaginare di individuare stili e temi comuni a più scrittori e risalire a quell'autore o quel gruppo di autori da cui sono originati? Dopotutto temi e stile letterari sono parte di un sistema di influenza, gli autori creano prendendo da chi li ha preceduti - basta pensare al famoso aforisma di Oscar Wilde "il talento imita, il genio ruba"; anche la creatività è questione di evoluzione più che di volontà. Un recente studio di Matthew L. Jockers, della University of Nebraska-Lincoln, pubblicato in “Macroanalysis: Digital Methods and Literary History” ha cercato di fare questo lavoro sugli scrittori di lingua inglese dell'800. 

Dovendo pensare agli scrittori dell'800 inglese che hanno esercitato più influenza sui loro contemporanei a me verrebbero in mente Charles Dickens, Thomas Hardy, Melville, Twain, Jane Austen...  l'elenco, più o meno lungo, dipenderà dai gusti e dalle letture. Ma se dovessimo ordinarli per importanza? per capire se qualcuno ha influenzato in misura maggiore gli altri? Volendo procedere con metodo bisognerebbe leggere i loro lavori per trovare somiglianze di stile tra i libri pubblicati prima e dopo. E' un lavoro ragionevole se si devono confrontare 2, 3, 4 autori. Ma volendo farlo su tutti gli scrittori di lingua inglese dell'800?

Svelo subito che Jockers è arrivato alla conclusione che Jane Austen e Walter Scott sono gli scrittori che hanno esercitato l'influenza maggiore sia sullo stile che sulle scelte tematiche degli scrittori anglosassoni del IXX secolo. Ritornando alla metafora del DNA, con un'immagine molto significativa,  Sir Walter Scott e Jane Austen sono l'equivalente letterario dell'Homo erectus o, se si preferisce, Adamo ed Eva della letteratura anglosassone.

Come si è arrivati a questo risultato? attraverso l'analisi di 3592 opere pubblicate tra il 1780 e il 1900. Una sgobbata,  ma ci ha pensato un computer. 
I 3592 libri considerati nell'analisi sono stati scritti da autori inglesi, irlandesi e americani; scrittori e scrittrici sono equamente rappresentati. Da ogni libro sono state estratte le informazioni riguardanti lo stile utilizzando la tecnica classica utilizzata nelle analisi di authorship o di attribuzione dell'autore: per ciascuna parola e segno di interpunzione ne è stata calcolata la frequenza relativa (in %) nel testo; sono poi state escluse quelle parole e quei segni la cui frequenza relativa era inferiore ad una determinata soglia (10%).
Per l'estrazione dei pattern tematici è stata invece utilizzata un'analisi statistica basata sulle classi latenti (Latent Dirichlet Allocation). Il dato estratto consiste nel numero di volte (in percentuale) che uno specifico tema ricorre nel testo.

Questi due tipi di dati, uno che identifica i pattern stilistici e l'altro quelli tematici, sono stati considerati insieme al fine di calcolare una distanza (numerica) di ciascun libro da tutti gli altri, come nella seguente figura in cui per esempio il Book One ha una distanza pari a 8.6 dal Book Two. I libri con distanza maggiore sono quelli meno simili tra loro



Queste distanze numeriche sono state poi raffigurate utilizzando un metodo di visualizzazione basato sulle reti che permette di rappresentare graficamente la distanza tra coppie di libri: il primo considerato come 'libro riferimento' e il secondo come 'libro target' che ha una data di pubblicazione posteriore a quella del libro riferimento.

La rete risultante, nella figura sotto, ha una forma decisamente evocativa di una matassa disordinata di fili. Ma come tutte le matasse si può tentare di sgrovigliarla. La rete è composta da tanti nodi (i libri) collegati da linee.

Figure 2



Ogni nodo corrisponde ad un libro, ed ha un colore più o meno scuro a seconda dell'anno di pubblicazione (i libri più recenti hanno un colore più scuro). La linea che collega due nodi è la distanza tra i due libri: più questi sono stilisticamente e tematicamente differenti, più sono lontani l'uno dall'altro.
Allora osservando il cluster in fondo alla rete, si può notare che la parte sinistra è più scura. Il progressivo scurirsi passando da destra a sinistra rivela che stile e temi sono cambiati nel corso del tempo: i libri più recenti si sono allontanati da quelli meno recenti. Si può anche identificare un gruppo di libri in alto separati dal cluster principale. Questo "satellite" rappresenta un gruppo di romanzi molto simili tra loro e allo stesso tempo molto caratterizzati e diversi dagli altri.

E' interessanti analizzare la rete anche per il genere dell'autore. Se si assegna un colore diverso ai libri-nodi delle scrittrici (grigio chiaro) e a quelli degli scrittori uomini (grigio scuro) si ottiene la seguente rete

Figure 3



Questa rete ci dice che i romanzi di scrittrici donne sono stilisticamente e tematicamente più affini tra di loro e meno a quelli di scrittori uomini. Si può infatti notare che la parte inferiore della rete è sostanzialmente formata da scrittrici, mentre i romanzi di autori uomini stanno nella parte superiore. La separazione tra scrittrici donne e scrittori uomini è anche evidente anche nel "satellite".

Quello che non emerge da questa rappresentazione, ma risulta dall'analisi numerica delle distanze calcolate, è che molti romanzi si collocano al di fuori del trend principale; attingendo ancora alla metafora del DNA, si tratta di "mutazioni" (outlier nel linguaggio statistico) outlier). E' l'autore di questa ricerca che definisce questi romandi come "mutazioni" e questa metafora è apparentemente perfetta, perché questa ricerca si basa su un'analisi quantitative delle parole contenute nei libri e proprio come i geni sono i mattoni fondamentali della biologia, le parole sono la materia prima delle idee. Due esempi di "mutazione" sono: "La capanna dello zio Tom" di Harriet Beecher Stowe, che si situa nel cluster degli scrittori uomini, e il romanzo "Belinda" di Maria Edgeworth che ha iniziato ad esercitare una certa influenza a 40 anni dalla pubblicazione. 

E' possibile capire se qualche nodo è più importante di altri? Usando delle misura di centralità (weighted in-degree, weighted out-degree e Page-Rank, quest'ultimo è l'algoritmo di Google) è stato assegnato un peso numerico ad ogni nodo sulla base del numero di collegamenti con altri nodi allo scopo di quantificarne l'importanza relativa. Il risultato è quello già svelato: Jane Austen e Walter Scott sono gli autori meno influenzati (i più originali) dagli scrittori predecessori e allo stesso tempo i più influenti in termini di longevità del loro pattern stilistico/tematico. Si possono considerate i progenitori in un ideale albero genealogico letterario costruito sulla base di affinità di stile e temi. 


Riferimenti 
Jockers M.L. “Macroanalysis: Digital Methods and Literary History” (University of Illinois Press, 2013)