martedì 5 luglio 2016

megafarfalla: La diga del sapere…. the dam of knowledge



megafarfalla:

La diga del sapere….

the dam of knowledge



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"Mi hanno portato una conchiglia. Dentro canta un mare di carta. Il mio cuore si riempie..."

Mi hanno portato una conchiglia.

Dentro canta

un mare di carta.

Il mio cuore

si riempie d’acqua

con pesciolini

d’ombra e d’argento.

Mi hanno portato una conchiglia.



- Federico García Lorca
(via klebsy08)


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La poesia più bella sulla Luna?



La poesia più bella sulla Luna?



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"Preferisco il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo di non scriverne."

“Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
al ridicolo di non scriverne.”

- Wisława Szymborska, da Possibilità, in Gente sul ponte (via lelettere)

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lunedì 27 giugno 2016

Brexit ovvero il consenso estorto

Lo so, in genere scrivo di libri e poesia, posto qualche racconto, qualche verso mio. Ma oggi è diverso. Oggi è tempo di Brexit.



C'era una volta la Gran Bretagna

Amo la Gran Bretagna, e amo Lonrdra. La amo dai tempi del dottorato e non riesco a credere che abbia deciso di lasciare l'Europa. Non riesco ad accettare l'idea che Londra sarà un più lontana di quanto lo era prima. Non riesco a persuadermi che il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda si sta per disunire e continuo a sperare che qualche  saggio governante del continente tenda una mano agli amici inglesi e li aiuti a venire fuori da questo incubo, da questa Brexit che nel giro di poche ore è diventata Bregret.

Ci voleva questo psicodramma per capire che dopotutto l'Europa non è così matrigna, in particolare non lo è mai stata con il Regno Unito.
Ci voleva questo psicodramma per smascherare la propaganda, le menzogne di Farage che ha candidamente ammesso davanti alla stampa che la promessa di usare per il servizio sanitario nazionale i soldi versati all'Unione Europea non è realizzabile.

Doveva vincere il Leave per smascherare il bluff di Boris Johnson che, come molti commentatori inglesi hanno notato, aveva l'aria di stare a un funerale, più che a una festa, durante la conferenza stampa post voto. E adesso si scopre che non ha la più pallida idea di cosa fare, che non ha mai pensato a un piano per l'uscita dall'UE.

Come il pifferaio di Hamelin hanno trasformato delle menzogne in miti e hanno persuaso milioni di persone a seguirli, illudendoli che sarebbero stati meglio, sarebber stati più libero e più ricchi, più sicuri. Il risveglio è stato brusco.

Democrazia è informazione

Molti plaudono all'esempio di democrazia che gli inglesi hanno dato chiamando al voto i cittadini su una questione così delicata. Sono d'accordo, ma bisogna anche riconoscere che la chiamata al voto è democrazia se i cittadini sono informati correttamente altrimenti è una buffonata.
Sappiamo cosa sono capaci di dire i politici per raccogliere voti e quanto noi siamo pronti a credere a ciò che vogliamo sentirci dire. E se la campagna elettorale è fatta di menzogne, allora la democrazia è un approfittarsi di tutte quelle persone  che non hanno i mezzi e le occasioni di informarsi in maniera indipendente.

Le vongole alla Brexit

E' illuminante il caso delle vongole di cui scrive La Stampa
Stamane è stato pubblicato un comunicato di un’importante organizzazione agricola. Testuale: «La prima risposta alla Brexit viene dalla riduzione della taglia minima delle vongole pescabili in Italia che rappresenta una di quelle misure odiose che allontanano i cittadini e le imprese dall’Unione Europea».
La notizia è vera [...] la cornice è tuttavia falsa. Non è la prima risposta del dopo Brexit, visto che la riunione è stata convocata con ampio anticipo rispetto al referendum. E la misura “odiosa” si riferisce ad un atto con cui nel 2006 [...] 
In parole semplici, dieci anni fa l’Europa ha scelto per l’Italia la taglia che era già in vigore in Italia. Poi, davanti alle spiegazioni arrivate da Roma, ha accettato di rivederla.
Riporto la conclusione illuminante di questo articolo
Come questo possa essere “odioso” e “allontanare i cittadini e le imprese dall’Ue” è un concetto di difficile comprensione che, a ogni effetto, contribuisce ad allontanare i cittadini da un’Ue che - c’è bisogno di ricordarlo? - ogni anno versa miliardi di euro nelle tasche degli agricoltori.
Così si alimentano i populismi. Si poteva dire “grazie Europa che ci hai ascoltato e ci hai liberato da un vincolo che gravava su di noi da quasi 40 anni”. Invece no. Così si distrugge anche il bene che, fra tanti errori, i Ventotto hanno fatto insieme. Con quali vantaggi, è difficile immaginarlo. 

Democrazia informata

In medicina i nuovi farmaci prima di entrare in commercio vengono testati su dei volontari per valutarne l'efficacia e la sicurezza. A seconda della fase della sperimentazione, i volontari possono essere sani, o possono essere dei malati. Ma a nessuno di loro si mente sui possibili benefici e gli effetti collaterali di questa nuova terapia. Viene chiesto loro se vogliono partecipare allo studio sulla base di un consenso informato. La parola chiave ovunque è informazione.

martedì 3 maggio 2016

Autobus Mattina





Una signora dolcissima: “Mamma mia,

lavoro, lavoro, lavoro;

poi cinque mesi, e malattia”.

Accento romeno.

Ascolto discorso filosofico

con la vicina di sedile: “Quando

se ne vanno, li pensiamo meno”.

Fuori schizzi di pozzanghere.

Autobus incastrato nel mezzo

del traffico, mentre il tram perso

per una manciata di secondi

sferraglia in orario chilometri più avanti.


Invarianze di Scala 

sabato 30 aprile 2016

Aimez-vous Brahms?


Ecco, un breve racconto o un racconto breve. Spero vi piaccia. Ogni commento è moolto gradito ;)


È un’estate strana, dal passo un po’ sfatto che zoppica verso l’autunno. Il caldo soffocante, umido di agosto è solo un ricordo.

La città sembra un plastico: è pulita, ordinata, con le macchine incolonnate, giacche e cravatte in fila per andare al lavoro; studenti agli angoli di strade acciottolate che hanno più anni dei loro trisnonni. Tutti con una destinazione, un posto verso cui andare. Al mattino, col fiume alle spalle, quasi tutto è dovere.

Green is go, red is no” è l’ultima cosa che il taxista gli dice prima di lasciarlo davanti alla stazione di L’Enfant Plaza. “We have coloured roofs and well manicured parks” sente raccontare alle spalle, e con la coda dell’occhio vede un gruppetto di persone. Un giovane, grisaglia elegante, giacca sbottonata, scarpe comode e cuffie nelle orecchie si avvicina e chiede proprio a lui:  

“Hey y’all got a cigarette?”
“I don’t smoke”.
“Where you working?”
“Today at the metro station”.
“Wut?!”

Era uscito con una semplice maglietta, un paio di jeans, un cappellino in mano e le solite sneakers; lo strumento lo portava a tracolla in una custodia rigida blu.

Prima di entrare a L’Enfant Plaza si guarda alle spalle un’ultima volta. Nella stazione ci sono negozi, bar, un chioschetto che vende giornali, una che ha l’aria di essere brasiliana e lucida scarpe. Si piazza lì accanto. Gli sembra proprio un buon posto. Il suo dirimpettaio è un distributore automatico di biglietti della lotteria, molto frequentato. Dà un’altra occhiata in giro, si mette in disparte dal flusso arrembante di gambe, guarda le facce. Tutti hanno fretta, fretta dentro, anche chi fa la coda per il biglietto.

In controtempo, con calma, si piega sulle ginocchia e appoggia con cautela sul pavimento la custodia blu. Mentre la apre, raccoglie e fa scivolare dentro un biglietto scartato della lotteria, con lo zodiaco disegnato sopra una ruota della fortuna girata come sempre dalla parte sbagliata.

Today you can buy a violin for 100 dollars that sounds just as good as anything Antonio Stradivari made 300 years ago” commentano due che gli passano accanto come un soffio di vento. Lui impugna il manico, come se dovesse tirare fuori da un sacco di guai un piccolo gatto prendendolo per la collottola.

La corda di un violino vibra generando un’onda stazionaria. L’oscillazione prodotta dall’archetto crea un’onda che si propaga verso i due nodi fissi agli estremi della corda. Arrivata all’estremità l’onda si riflette e si propaga nel verso opposto generando riflessioni consecutive. Ad ogni riflessione, si produce uno sfasamento che a sua volta genera onde: una con tre nodi, di cui uno al centro, e poi una con quattro e così via. Sovrapponendosi, le onde creano un’onda maggiore che non si propaga più nello spazio ma vibra. La vibrazione a due nodi produce la nota fondamentale, tutte le altre generano le armoniche superiori.

Davanti a lui non c’è nessuno. Inizia piano a suonare la Ciaccona: otto battute ripetute e variate in una progressione ritmica di forme sempre nuove. Le note, lacerate come il suo cuore. Ma la gente passa e ignora quel violinista che si arrampica con le dita sulle corde come un acrobata farebbe in mezzo a cristalli. E dopo Bach, Schubert e Manuel Ponce e Massenet e ancora Bach.

Suona e continua a suonare mentre tutti hanno fretta, come di scappare dal loro destino. Emergono in superficie portati da cascate di scale, nuotano nella corrente delle sue note e scivolano via. Un paio di anni prima era morto un barbone in quella stessa stazione e non se n’era accorto nessuno, o forse sì ma comunque nessuno si era fermato. I giornali erano usciti con una breve di cronaca e avevano pontificato sull’indifferenza.

È da quarantatré minuti che suona il suo Stradivari davanti alla metro di L’Enfant Plaza come se fosse un musicista di strada qualunque, lui che fino a ieri metteva il frac nei teatri eleganti, la gente pagava per sentirlo suonare e soffocava i colpi di tosse fino a quando il silenzio finale e l’applauso libera tutti. Mentre qui qualcuno gli lancia uno sguardo veloce o al più qualche monetina. Monetine!
Il distributore di biglietti della lotteria tintinna il via vai della mattina. È il suo accompagnamento disarmonico. Tra una pausa e l’altra manca il silenzio, è come avere un’orchestra impazzita alle spalle. Non basterebbero dieci maestri a fermarne la cacofonia.

A volte qualcuno rallenta il passo, si ferma una manciata di secondi, per ascoltare le note in crescendo che escono dal violino di quel tizio che si agita sotto un cappellino da baseball. Cintia è tentata di fare un’eccezione: è bravo quel violinista accanto al suo bugigattolo da lucida scarpe, ma è una questione di spazi e di principio.

“Hey you” gli grida dietro. Lui forse non sente, continua a suonare. Lei si avvicina, esplosiva, scuotendo la testa piena di riccioli.
“Hey you. Every damn day I’m here shining shoes and sweeping up. Shall I call the police?”

La guarda, col violino in mano, senza dire niente. I suoi occhi stupiti. Il  tono di Cintia si fa meno duro.

 “You are too loud. Don’t let me hear my customers! Move there!” e gli fa segno con la mano di allontanarsi un po’ e poi il cenno di un sorriso.

Lo vede anche lei che non è il solito musicista di strada. Signori, non gratta via la solita lagna, anche se da queste parti in pochi fanno caso alla musica, ed è per questo che non c’è bisogno di essere bravi. Bastano quattro note, un po’ di melodia ogni tanto per ricordare a chi è di passaggio che c’è anche la vita, un’anima, il mondo e non solo il lavoro. Oh, Brahms... goodbye my times. Lui continua a suonare, qualcuno si ferma: due monetine, un biglietto da un dollaro. È niente male il sottofondo, è un piacere a buon prezzo per quest’angolo di mondo con la gente che corre; fosse magari un ritmo più allegro, un pochettino di jazz.

Dopo un’ora gli saranno passati davanti... mille persone? più o meno il flusso dell’ora di punta. Posa il violino, conta l’incasso: trentadue dollari e diciassette centesimi; tre cents a testa scivolati di tasca, insieme alla fretta, nella custodia del suo Stradivari. Sì, può cavarsela persino senza un agente. Trendadue dollari e diciassette centesimi c’è chi non riesce a metterli insieme in un’intera giornata. Ma lui può cavarsela e adesso è ora di andare. Là dietro le porte c’è il sole che brilla, sembra quasi primavera, questa giornata...  sì è tempo di andare, a vivere, lasciare il posto al prossimo suonatore... mentre alle spalle continua il via vai, passi su passi, cascate di scale, sguardi diritti, mani aggrappate alle borse, facce serie. Tutti guardano avanti, attenti a dove mettono i piedi, come se non volessero lasciarsi cambiare dal mondo.