Restare umani
Ci sono cattive notizie che arrivano con il rumore delle sirene. Altre arrivano in punta di piedi, attraverso una frase quasi impossibile da scrivere: chiudiamo.
Il 6 settembre Autistici/Inventati ha annunciato che chiuderà e sospenderà a breve tutti i suoi servizi. Venticinque anni di email, blog, siti, archivi e comunicazioni costruiti fuori dalla logica commerciale della rete stanno per finire.
La storia è iniziata con una sanzione del governo degli Stati Uniti e, nel giro di pochi giorni, ha coinvolto domini, servizi, banche, infrastrutture. Ma forse la parte più importante di questa storia non riguarda la tecnologia. Riguarda una parola molto più antica: responsabilità.
Autistici/Inventati avrebbe potuto scegliere il gesto eroico, quello che piace tanto alle fotografie della memoria: restare online a ogni costo, resistere fino all'ultimo server, trasformare la propria sopravvivenza in una bandiera.
Ha scelto di fermarsi.
Non per paura, dicono, e nemmeno per rinunciare alle proprie idee. Per proteggere le persone che avevano affidato loro una parte della propria vita digitale. Continuare, in quelle condizioni, avrebbe potuto esporre utenti e comunità a conseguenze che non avevano scelto.
È una conclusione amara, ma c'è qualcosa di profondamente umano proprio nella rinuncia al martirio.
Forse è questo il senso della frase che dà il titolo al loro ultimo messaggio: restare umani.
In un'epoca in cui tutto tende a trasformarsi in infrastruttura — le relazioni, le opinioni, la memoria, perfino la protesta — è curioso che a ricordarci cosa significa una comunità sia proprio una comunità digitale.
Vent'anni fa Internet sembrava promettere un'altra cosa: uno spazio nel quale fosse possibile parlare senza chiedere il permesso. Poi sono arrivati il mercato, gli algoritmi, la sorveglianza, la concentrazione del potere. E oggi scopriamo che anche un server può diventare un luogo politico.
Autistici/Inventati se ne va. Ma nel suo ultimo messaggio non lascia una celebrazione della propria sconfitta. Lascia un invito quasi disarmante: uscite, lottate, abbracciatevi, non perdete il sorriso.
Forse una cattiva notizia è anche questo: scoprire che qualcosa che davamo per scontato non ci sarà più.
Una buona notizia, molto più piccola, è che qualcuno ci ricorda che le idee non hanno bisogno necessariamente di un server per continuare a esistere.
E che, qualche volta, chiudere non significa arrendersi.