A giant Book Heralds the Children's Library Area in Southfield, Michigan![]() |
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giovedì 14 gennaio 2016
Children's Library Area in Southfield, Michigan
martedì 12 gennaio 2016
Scrivere bene? è sexy, bellezza!
Ehi, voi che state passando di fretta su questo blog, slow down, please. Ho una storia da raccontarvi.
Qualche giorno fa stavo ascoltando questa TED Conference: A Darwinian Theory of Beauty; non è necessario che clicchiate sul link per andare a sentirla, perché la storia che vi devo raccontare è leggermente diversa.
E' imbarazzante ammetterlo, ma mentre stavo ascoltando Denis Dutton, che insegna filosofia dell'arte alla University of Canterbury in Nuova Zelanda, mi sono appisolato, giusto un momento - but, ehi I'm not joking, that TED Conference is really interesting.
Quando mi sono ripreso... non so cos'è successo tra le sinapsi del mio cervello, ma mentre Dutton stava parlando del pavone e della sua coda, ho pensato: "caspita, questa teoria sulla bellezza calza a pennello per la scrittura".
Mi spiego. Avete mai preso un libro in mano ed esclamato:"Wow, è scritto benissimo", magari a proposito di uno scrittore di cui non avevate mai letto nulla. E in quel preciso momento, in quel preciso momento, avete la sensazione di esservi imbattuti in un vero maestro. Ecco, quel "è scritto benissmo" ci fa venire voglia di leggere: la bellezza di una pagina scritta bene.
C'è un detto secondo cui la bellezza è negli occhi di chi guarda... o di chi legge, come in questo caso. Se così fosse saremmo culturalmente condizionati a pensare che un certo tipo di scrittura è bella, che alcuni autori scrivono bene a prescindere. Oppure c'è qualcosa di universale, che va oltre il relativismo culturale, ed è inerente a ciò che percepiamo come bello?
E' qui che la teoria darwininana della bellezza di Denis Dutton viene in aiuto.
Scrivere bene? è la sopravvivenza, bellezza!
Secondo Denis Dutton, il senso della bellezza è legato al nostro istinto di sopravvivenza. I dipinti più apprezzati, trasversalmente in tutte le culture, sono invariabilmente i paesaggi. In particolare i paesaggi in cui sono dipinti prati, magari delimitati da piccoli boschetti, in cui compaiono animali, c'è dell'acqua. In altre parole, i dipinti di un eco-sistema perfetto in cui i nostri antenati cacciatori-raccoglitori potevano prosperare.
Siamo attratti da ciò che favorisce la nostra sopravvivenza.
E avete mai fatto caso che i libri sono pieni di descrizioni di paesaggi? A me per esempio sono sempre piaciute moltissimo le descrizioni dei paesaggi di Hemigway in Verdi colline d'Africa:
Eravamo discesi fino a Rift Valley per una rossa strada sabbiosa attraverso l'altipiano, poi su e giù per le colline cosparse di alberi da frutta, intorno a un tratto di foresta, sino alla cresta di quella muraglia da cui si potevano vedere la pianura, la spessa giungla che si stendeva sotto e il lungo scintillio del lago Manyara con le sue rive secche e un'estremità tutta rosa per mezzo milione di minuscoli punti che altro non erano che fenicotteri.
Bello vero? Non è soltanto evocativo - la bravura dello scrittore sta anche nel legare il paesaggio al sentimento, inglobarlo nella storia - la scena descritta da Hemingway è semplicemente bella.
Oppure la descrizione di Piazza Sarzano, di Dino Campana, che trovo formidabile:
A l’antica piazza dei tornei salgono strade e strade e nell’aria pura si prevede sotto il cielo il mare.L’aria pura è appena segnata di nubi leggere. L’aria è rosa. Un antico crepuscolo ha tinto la piazza e le sue mura.E dura sotto il cielo che dura, estate rosea di più rosea estate.Intorno nell’aria del crepuscolo si intendono delle risa, serenamente, e dalle mura sporge una torricella rosa tra l’edera che cela una campana: mentre, accanto, una fonte sotto una cupoletta getta acqua acqua ed acqua senza fretta, nella vetta con il busto di un savio imperatore: acqua acqua, acqua getta senza fretta, con in vetta il busto cieco di un savio imperatore romano.
L'acqua fresca, il cielo, gli uccelli, l'evocazione del mare... un'immagine serena.
Il virtuosismo è sexy
Se è vero che troviamo il bello in ciò che ci aiuta a sopravvivere, la coda del pavone è l'eccezione che conferma la regola.
Quando il pavone sfoggia la sua coda, non lo fa per sfuggire ai predatori o imporsi in una gara di forza, ma lo fa per attrarre le femmine. Lo stesso accade per noi: percepiamo la bellezza non solo in ciò che ci aiuta a sopravvivere ma anche in ciò che ci permette di metterci in mostra al meglio per... svariati motivi.
Quando si scrive con abilità, intelligenza, dimostrando di saper usare il linguaggio si mostra forza intellettuale, fascino, carisma, le doti migliori per superare la selezione naturale. Come dice Dutton "Gli esseri umani hanno un gusto innato permanente per il virtuosismo. Troviamo la bellezza in qualcosa di ben fatto".
Per dirla tutta, scrivere bene è sexy.
Per quanto mi riguarda, il suono delle parole, il ritmo, le immagini di una pagina scritta bene mi fanno sognare. Che sia sempre e solo Darwin a spiegare la materia di cui sono fatti questi sogni?
venerdì 8 gennaio 2016
Un libro nella neve
Ho tentato di capire di che libro si tratta. Invano. Forse qualche lettore più competente di me è in grado di riconoscerlo (cliccate sopra l'immagine per zoommare). Please, let me now sono curioso come una scimmia di sapere!
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| Book in the snow |
martedì 5 gennaio 2016
Il tao della lettura ovvero Che la lettura sia con voi
E' inizio d'anno, è tempo di bilanci. In giro si vedono classifiche, statistiche sullo stato di salute degli ebook, del self-publishing. Su Amazon, si può dare un'occhiata ai Kindle Indie Books pubblicati nell'anno. Considerazioni di mercato, storie di successo - come quella di Rachel Abbott, scrittrice indie raccontata dal Guardian, e poi numeri, numeri... io amo i numeri, ma se mi piace scrivere, se ci piace scrivere, è perché siamo un po' sognatori.
La ricerca
E' allora che per caso mi è capitato sotto mano una ricerca di un gruppo di scienziati canadesi pubblicata sul Creativity Research Journal - titolo carino, vero? per una rivista scientifica. I know reading scientific articles is not the most exciting thing but... se dobbiamo aggiungere alle nostre vite un pizzico di razionalità, perché non farlo come questi ricercatori della University of Toronto?
Il tema è affascinante: On Being Moved by Art: How Reading Fiction Transforms the Self.
Io che sono un pessimo traduttore direi "Essere toccati dall'Arte: come la lettura della narrativa ci trasforma".
In questi giorni che ho passato un bel po' di tempo in coda per andar per mostre, ne ho avuto esperienza. Avete mai notato come sono diverse le persone in coda davanti ad un museo da quelle, per esempio, alla posta? ;)
E sarà capitato a tutti che dopo aver visto dei quadri che hanno smosso qualcosa dentro di noi, ci si senta trasformati, quasi meglio.
Io non avevo idea che ci fosse un modo per misurare queste cose, ma i ricercatori canadesi sono andati un po' oltre l'impressione da strada che l'arte ci migliora e si sono posti il problema di valutare se leggere un romanzo o un racconto abbia il potere di cambiarci, come un'opera d'arte che ci emoziona profondamente. Affascinante, no?
Quello che invidio agli scienziati è la capacità di semplificare. Dunque, cos'hanno fatto i nostri per misurare il potere della lettura? Hanno chiesto a 166 persone (112 donne e 54 uomini) di compilare un questionario al fine di valutare la loro personalità. Quelle domande tipo: su una scala da 1 a 5, quanto ti senti depresso o triste? oppure:su una scala da 1 a 5, hai curiosità in ambiti diversi?
Poi hanno diviso in maniera casuale i 166 volontari in due gruppi. Al gruppo chiamato sperimentale hanno assegnato in lettura un capolavoro letterario - un racconto - e agli altri 83 hanno assegnato in lettura la stessa storia riscritta in termini di eventi raccontati dalla coppia protagonista, come se fossero davanti a un tribunale per una richiesta di divorzio, quindi privata della sua forma letteraria.
Lettura di capolavoro letterario vs lettura di documentazione legale. Stesso numero di parole, stessa leggibilità (numero medio di parole per frase). Semplice, no?
Il capolavoro
E il capolavoro letterario, scelto? Ve lo svelo con emozione: La signora col cagnolino!
Per me è il racconto di Cechov più bello. Più bello di Corsia numero 6, più di Monaco nero, più di La casa col mezzanino; con un incipit (lo ricordo a memoria, come Anna Karenina) così semplice, piano, che dà un senso di calma:
Si diceva che una faccia nuova aveva fatto la sua comparsa sulla passeggiata lungo il mare: una signora con un cagnolino.
Ho iniziato a fantasticare sul perché dei ricercatori canadesi avessero scelto un capolavoro russo anziché uno della letteratura inglese. Poi mi sono appellato alla razionalità degli scienziati: secondo me avevano bisogno di un capolavoro letterario che nessuno dei volontari avesse mai letto e che fosse facile riscrivere in forma non letteraria, per quella scintilla di verità che illumina una storia comune.
La forza della lettura
Oh sì, i risultati. L'ipotesi di partenza era che la lettura di un racconto letterario avesse come conseguenza un cambiamento nei tratti della personalità. E i dati raccolti su 166 volontari effettivamente confermano un cambiamento percepito nei tratti della personalità, almeno in quelli misurati - l'estroversione, la socievolezza, la coscienziosità, la stabilità emotiva e l'apertura mentale - nel loro complesso. Ed un importante effetto mediatore è svolto dalle emozioni indotte dalla lettura. Insomma, è la qualità delle emozioni indotte da una capolavoro letterario, la loro complessità, la profondità, l'intensità, che potenzialmente può favorire il processo di cambiamento.
Affascinante, vero?
Leggendo questa ricerca mi sono chiesto più volte se qualcosa di simile è stato fatto anche per la scrittura; se la scrittura creativa ha un potere simile alla lettura. E pensando alla vita di molti scrittori e artisti, mi viene da fantasticare sulla natura della forza della scrittura: sarà buona oppure oscura? ;)
giovedì 31 dicembre 2015
Auguri di buon anno a tutti i gufi
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| Night Owl Reading - by Markelli |
Auguri ai tre gufetti sulla copertina del mio libro Invarianze di scala
Auguri ai gufi appolaiati sul ramo che aspettano la sera
Auguri a tutti i gufi, anche se di questi tempi sono impopolari ;)
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martedì 29 dicembre 2015
6 buone ragioni per leggere ebook
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| Book cat from 96EustonRoad |
1. Il prezzo
Da qualche anno tento di tenere d'occhio la spesa in libri con un'app che si chiama Expensify (sto facendo in via totalmente gratuita un po' di pubblicità e non metto il link) e nel mio bilancio di fine anno ho fatto molti passi in avanti nel risparmio da quando ho investito in un e-reader. Se cercate per esempio l'ultimo romanzo di Franzen, Purity, 8 euro contro i 17 della copertina rigida (in un noto store che non nomino) fanno uno sconto quasi del 50%. E sulla quantità il risparmio si fa sentire. Un po' come andare per saldi.
2. Avere immediatamente il libro che si vuole
Purity di Franzen mi porta dritto dritto alla seconda fantastica ragione (che nel mio cuore è la prima) per cui adoro gli ebook: poter leggere subito un romanzo per esempio di un autore americano.
Quanti giorni dovrei aspettare altrimenti per metterci gli occhi sopra? a essere fortunati starei a friggere 5 o 6 giorni, poi sicuramente il corriere passerebbe proprio in quel momento in cui sono fuori casa, e ci sarebbero oltre i 17 euro le spese di spedizione... perché mica si può aspettare l'uscita della traduzione italiana... un anno dopo...
3. Leggere nelle posizione preferita
Se anche a voi piace leggere nelle posizioni più improbabili - sdraiato, prono, supino, di nuovo prono, seduto mangiando una mela o bevendo una tazza di caffé (e perché no di tè) come nel video qui sotto - girare pagina non è più un problema se il vostro e-reader è touch.
4. Lo spettacolo di leggere a letto di notte
A rigore questa dovrebbe essere la ragione 3b, ma volete mettere poter leggere a letto con la luce integrata del vostro e-reader nella posizione più comoda, quella che vi pare? è talmente bello che secondo me come ragione vale un posto a sé.
5. Poter annotare, evidenziare, mettere segnalibri senza rovinare il libro
Questa è una cosa un pochettino sottovalutata, ma è assolutamente fantastica per chi adora appuntarsi frasi, segnarsi qualcosa: sì, sì, cos'è che Franzen in Purity dice della statistica?
he hoped would revolutionize the teaching of statisticsEcco, l'ho evidenziato, ho aggiunto un bookmark.
Con l'ebook, si può fare tutto questo: annotare, evidenziare, mettere segnalibri senza rovinare il libro, senza il bisogno di riportare, al fondo del libro, i numeri delle pagine da ricordare. E' tutto facile, ed è bello conoscere le frasi più sottolineare dagli altri lettori. Perché è bello condividere quello che piace di un libro.
6. Poter andare in giro con una libreria in tasca
E' innegabile, pesa un'inezia, sta nella tasca della giacca, lo metto nella borsa che mi porto dietro col pc e ho una libreria in tasca. Dove voglio e quando voglio, in coda alla posta o in pausa pranzo.
Non fraintendetemi, anche a me piace la poesia del libro. Intendo proprio l'oggetto libro.
Ovunque vada, il mio occhio cade sulle sue mille apparizioni, che sia in uno di quegli store che si trovano nelle stazioni o negli aeroporti, o che sia la vetrina di una piccola libreria incrociata per strada piuttosto che quella del caffé in cui si fa booksharing; oppure il banchetto di un bouquiniste o ancora tra le mani di qualcuno sulla metro o su un bus.
Casa mia è piena di libri. Mi piace l'odore della carta. Mi piace di tanto in tanto sfogliare il Don Chisciotte o leggermi un racconto di Hemingway. Ma devo anche fare attenzione ad aprire Anna Karenina, un Garzanti pagato 600 lire - venuto al mondo prima di me ;-) .
E mi piace anche accendere il mio e-reader, dare un'occhiata in wi-fi alle ultime uscite, leggere il capitolo di anteprima, proprio come se fossi in libreria, o avere subito quel libro che altrimenti dovrei aspettare con infinita pazienza.
Mi piace il libro di carta ma mi piace sempre di più l'ebook. E a voi?
lunedì 21 dicembre 2015
Come scrivere una poesia
Be', devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? (Manhattan, W. Allen)
Avete presente Woody Allen in Manhattan, con la sua lista delle cose per cui vale la pena vivere?
Ok. Per me... io direi... il buon vecchio Groucho Marx tanto per dirne una, e Joe Di Maggio e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potato Head Blues... i film svedesi naturalmente... L'educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo, il viso di Tracy...Adesso vorrei fare come Woody Allen e tirare lungo con il viso di Tracy, ma... ecco, quello che mi premeva dire è che io, nella mia lista, tra le mie cose, ci metterei scrivere poesia. Guardarsi attorno, cercare di farlo ogni volta con occhi nuovi, correre dietro qualche sensazione, mischiare le parole. Questa è la mia ricetta. Intendo per scrivere poesia.
La ricetta della poesia
A questa ricetta ci ho pensato capitando per caso, via Twitter, sullo sfizioso blog Due cuori e una forchetta: che vita sarebbe senza buon cibo e dei bei racconti? E' qui che mi è venuto in mente Woody Allen e la storia della ricetta. Se in una manciata di parole dovessi dire cos'è per me la poesia, eccovi serviti: guardarsi attorno, cercare di farlo ogni volta con occhi nuovi, correre dietro qualche sensazione, mischiare le parole.
Invarianze di scala
Nella figura wordcloud che vedete in cima a questa pagina, ci sono le parole che ho tentato di mischiare nel mia raccolta Invarianze di scala. Una bella sintesi delle poesie che ho pubblicato in Invarianze di scala, quella che mi piace di più, è della mia amica Crisantema Settestracci
In ogni vaso di questa casa
Dove vivo oggi c'è un gatto
che ha accompagnato
la sua vita alla mia
per qualche tempo
...
Mi piace ascoltare la notte
Le stelle rare gettate qua e là,
la luna che appare e scompare
[...]
Se fossi una nuvola leggera[...]
Un gatto si siede accanto a me.
Chissà com'è salito fin quassù.
...
Io questo giorno che mi metto a guardare
la gente passare.... dello stesso....
la marea avanzare.
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